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  • Tecnica di conservazione dei pomodori del Piennolo

    Tecnica di conservazione dei pomodori del Piennolo

    Pomodori del Piennolo: prodotti a lunga conservazione

    Il Piennolo raggruppa biotipi locali, scelti decenni fa dagli agricoltori, accomunati da caratteristiche qualitative e morfologiche similari. Le denominazioni popolari di questi ecotipi sono quelle attribuite dagli stessi produttori dell’area campana: Re Umberto, Patanara, Principe Borghse, Lampadina, Fiaschella. Il Piennolo, coltivato da Eligo, viene venduto al mercato appena colto, al “piennolo”, cioè grappoli di pomodori che vengono appesi per mesi fino a raggiungere un sapore delizioso e, come ultima opzione di vendita, in conserva a “pacchetelle” secondo la ricetta familiare. Generalmente la raccolta viene effettuata recidendo grappoli interni per cui sono presenti circa il 70% di pomodorini rossi. In tal modo si consente di prolungare il consumo delle bacche per l’inverno successivo fino alla nuova raccolta, utilizzando solo locali areati senza dover ricorrere al supporto delle moderne tecnologie di conservazione. L’alta concentrazione di zuccheri e acidi, la forza di attaccatura al peduncolo rendono il Piennolo un prodotto a lunga conservazione, senza il rischio di alcuna alterazione. Queste peculiarità sono legate ai fattori pedoclimatici: i pomodori del Piennolo sono coltivati nel suolo vulcanico raggiungendo l’eccellenza della qualità. Infatti, proprio l’acidità distingue il pomodorino del Vesuvio.

    La zona di produzione del pomodorino del Piennolo comprende l’estensione del complesso vulcanico del Somma-Vesuvio. Il riconoscimento D.O.P. ha rivitalizzato la produzione, ma l’offerta in conserva o in piennoli continua ad essere ancora limitata.

    Data la sua incredibile versatilità, gli chef locali usano i pomodori del Piennolo sia per preparare gli spaghetti ai frutti di mare che in tutte le altre prelibatezze campane.